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La costellazione criminale: il nuovo volto della mafia cerignolana. Parte quarta

Dalla struttura gerarchica alla rete criminale policentrica: l’evoluzione silenziosa della criminalità organizzata a Cerignola.

Per comprendere davvero l’evoluzione della mafia cerignolana bisogna abbandonare l’immagine tradizionale del clan. Quel modello, almeno a Cerignola, sembra essersi profondamente trasformato. Dopo le guerre degli anni Ottanta e Novanta e dopo l’Operazione Cartagine, la criminalità organizzata ha progressivamente sviluppato una nuova forma: una struttura meno visibile, più fluida e più difficile da interpretare.Oggi il sistema criminale cerignolano sembra assumere le caratteristiche di una rete criminale policentrica, composta da gruppi autonomi ma interdipendenti. La metafora della “costellazione criminale” può aiutare a descrivere questa realtà: non un unico clan, ma una pluralità di gruppi specializzati che collaborano tra loro in modo strategico.

Dal modello verticale a quello orizzontale

La mafia tradizionale si fondava su una struttura verticale, caratterizzata dalla presenza di un capo, da gerarchie precise e da affiliati che rispondevano a una catena di comando. La realtà criminale cerignolana contemporanea, almeno per come emerge da diverse indagini e osservazioni, sembra essersi evoluta verso un modello maggiormente orizzontale. Non sempre appare individuabile un unico vertice riconoscibile; sembrano invece operare gruppi criminali distinti che cooperano in differenti operazioni. Ogni gruppo possiede competenze specifiche e mantiene una propria autonomia ma, quando necessario, collabora con gli altri. È proprio questa capacità di cooperazione a rappresentare uno degli elementi più interessanti e innovativi del sistema.

Alcuni gruppi sembrano specializzarsi nelle rapine ai blindati, altri nel traffico di sostanze stupefacenti, altri ancora nella logistica, nel riciclaggio o nella clonazione delle auto.

Ogni segmento conoscerebbe soltanto la parte dell’operazione che gli compete.

I compartimenti stagni

Uno degli aspetti più sofisticati di questo modello criminale riguarda la sua organizzazione interna.

Le operazioni verrebbero spesso suddivise in compartimenti stagni. Nessuno conoscerebbe interamente la struttura dell’azione criminale. Ogni gruppo disporrebbe soltanto delle informazioni necessarie a svolgere il proprio compito.

Questo sistema ridurrebbe enormemente i rischi investigativi. Se un componente venisse arrestato o decidesse di collaborare con la giustizia, difficilmente avrebbe una visione completa dell’organizzazione. È un modello che garantirebbe una maggiore impermeabilità. Ed è proprio questa frammentazione controllata a rendere il sistema criminale particolarmente resistente alle attività investigative.

La fine del capo carismatico

Anche la figura del capo mafioso tradizionale sembra essersi trasformata. Nella mafia cerignolana il leader non si imporrebbe necessariamente attraverso il controllo del territorio o il riconoscimento pubblico. La leadership sembrerebbe nascere soprattutto dalla competenza criminale. Chi guida un gruppo è spesso colui che possiede maggiori capacità organizzative, esperienza operativa e credibilità criminale. In questo sistema non si nasce capi: lo si diventa.

La reputazione criminale si costruisce sul campo, attraverso il coraggio, la capacità di pianificare, l’affidabilità e il sangue freddo nelle operazioni più rischiose. Si tratta di una leadership molto meno appariscente rispetto al passato. Anzi, spesso i leader criminali sembrano mantenere una scarsa visibilità sociale. Non hanno bisogno di esibire il proprio potere, perché la loro autorevolezza viene riconosciuta all’interno del sistema mafioso.

Una mafia di professionisti

Questo nuovo modello criminale assomiglia sempre meno a una criminalità improvvisata e sempre di più a una struttura composta da professionisti del crimine. Persone altamente specializzate, capaci di organizzare operazioni complesse, di collaborare con altre organizzazioni mafiose nazionali e di muoversi tra economia illegale ed economia legale.

Ogni gruppo mette a disposizione competenze specifiche, come se si trattasse di una rete di specialisti; non più semplici affiliati subordinati, ma soggetti criminali autonomi che cooperano per un obiettivo comune. Ed è proprio questa autonomia condivisa a rappresentare uno degli aspetti più originali della criminalità organizzata cerignolana contemporanea.

La mafia che non vuole farsi vedere

L’organizzazione criminale sembra aver modificato anche il proprio rapporto con il territorio. La violenza continua e gli omicidi eclatanti appartengono soprattutto al passato. Le organizzazioni criminali avrebbero compreso che attirare l’attenzione rappresenta un rischio; per questo motivo preferirebbero operare nel silenzio. Meno sangue e meno esposizione pubblica significano più affari, più investimenti e una maggiore capacità di infiltrazione economica.

Una struttura ancora più difficile da combattere

La “costellazione criminale” rappresenta una possibile chiave interpretativa per comprendere una delle evoluzioni più sofisticate della criminalità organizzata contemporanea. Una rete elastica e fortemente adattabile. Un sistema che sembra superare i vecchi modelli mafiosi tradizionali e che, proprio per questo, risulta più difficile da leggere, interpretare e contrastare.

La mafia cerignolana di oggi non vive soltanto nelle strade; vive nei rapporti economici, nelle relazioni e negli investimenti.

Ed è forse proprio questa trasformazione silenziosa il tratto più inquietante della sua evoluzione.

Marcello Colopi

Sono un sociologo e un ricercatore sociale, autore di teatro civile e sociale, scrittore e podcaster . Vivo e lavoro a Cerignola

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