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Sotto la nostra finestra: il fenomeno che preferiamo non vedere.

Immaginate una sala con cento ragazzi e ragazze tra i quindici e i diciannove anni, secondo un  l’indagine dell’ESPAD Italia (European School Survey Project on Alcohol and Other Drugs), 35 di loro hanno usato sostanze stupefacenti nel corso dell’anno, di questi 35 ragazzi almeno 24, nel corso del mese, hanno fumato cannabis più volte e almeno 3 di questi 24 ragazzi, hanno provato la cocaina .  Chi fa il mio lavoro sa bene che dietro ogni numero non c’è  soltanto una statistica ma una persona. Ad essere precisi c’è il compagno di banco di nostro figlio, il ragazzo che frequenta la parrocchia, l’alunno incontrato questa mattina e  forse c’è anche qualcuno che sta leggendo queste parole.

Adesso, immaginate  una sala con 100 uomini e donne che hanno un età compresa tra i 30 e i 60 anni , almeno 11 di loro fanno un uso costante della cocaina (almeno 2 volte alla settimana) e che 18 di loro ne fanno un uso sporadico (2 volte al mese) e che altri 18 l’hanno presa per almeno 5 volte all’anno. ( Fonte:  Dipartimento Politiche Antidroga – Presidenza del Consiglio dei Ministri Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia  2025)  

Questo significa che tra loro ci può essere il tuo avvocato, l’autista dei pullman , la signora che incontri al supermercato, un poliziotto, un medico , l’idraulico e forse anche tu che stai leggendo questo articolo. Ecco, la prima grande illusione da superare è questa: la droga non riguarda soltanto gli altri, la seconda illusione da sfatare è che la droga non scompare con l’età.

Anche tra gli adulti, il consumo di sostanze, rappresenta un fenomeno presente e spesso nascosto .

La fine dello stereotipo del tossicodipendente

Per molti anni abbiamo raccontato il problema della droga attraverso un’immagine : quella della persona emarginata, visibilmente compromessa, spesso molto giovane e che vive ai confini della società. Era l’immagine del tossicodipendente degli anni Ottanta e Novanta, una figura che rendeva il fenomeno facilmente riconoscibile e forse, proprio per questo, più facile da allontanare dalla nostra coscienza. Oggi quella rappresentazione è praticamente inesistente e stereotipata, adesso il consumatore contemporaneo può essere uno studente universitario, un lavoratore, un imprenditore, un professionista che  spesso ha  una famiglia, un impiego stabile e una vita apparentemente normale.  La droga ha cambiato volto perché è cambiata la società. Se un tempo era associata soprattutto alla fuga dalla realtà, oggi viene sempre più spesso utilizzata per affrontarne le pressioni, le aspettative e le fragilità.

Dalla trasgressione alla normalizzazione

Uno degli aspetti più preoccupanti è la progressiva normalizzazione del consumo, questo significa che il problema non è più  soltanto la sostanza ma  il contesto sociale . Per molto tempo, quando abbiamo affrontato il fenomeno della droga, abbiamo commesso un errore: abbiamo guardato soltanto alla sostanza, ma la sostanza è  l’ultimo anello di una catena molto più lunga. Prima si sviluppa una domanda sociale, ampia e complessa. Successivamente emerge un mercato capace di soddisfarla, gestito da organizzazioni criminali che hanno compreso un principio essenziale dell’economia: nessun mercato può crescere senza una domanda stabile.  Per questo non si limitano a vendere sostanze, ma alimentano e consolidano il consumo. Il mercato della droga, infatti, si è evoluto seguendo le logiche di qualsiasi altro mercato: ha diversificato l’offerta, adattato i prodotti alle esigenze dei consumatori, reso alcune sostanze più accessibili e innovato le modalità di distribuzione.

Accanto alle tradizionali piazze di spaccio si sono sviluppati nuovi canali di vendita, sfruttando le opportunità offerte dalla tecnologia. Secondo l’European Union Drugs Agency (EUDA), il mercato continua a essere prevalentemente offline, con la maggior parte delle transazioni che avviene attraverso contatti diretti tra venditore e acquirente. Tuttavia, negli ultimi anni hanno assunto un ruolo crescente le piattaforme social, le applicazioni di messaggistica istantanea – come Telegram, Signal e Snapchat – e, seppur in misura più limitata, il dark web, utilizzato soprattutto per alcuni segmenti specifici del mercato.

La tecnologia non ha sostituito le reti tradizionali di spaccio, ma ne ha ampliato le possibilità, rendendo l’incontro tra domanda e offerta più rapido, discreto e accessibile. La droga oggi non si acquista soltanto in strada: può essere ordinata con pochi messaggi, concordando tempi e luoghi di consegna con modalità sempre più simili a quelle dei servizi di commercio elettronico.

La domanda che dovremmo farci.

La domanda non può essere soltanto: Perché le persone si drogano? E’  una domanda importante, ma non sufficiente.

Dovremmo chiederci:

Perché la nostra società produce continuamente un bisogno di sostanze che promettono sicurezza, energia, coraggio e felicità immediata?

Forse perché viviamo in un tempo nel quale tutto deve essere veloce, immediato e orientato alla prestazione. Essere competitivi, essere sempre all’altezza, dimostrare efficienza e successo sembra essere diventato un requisito permanente della vita quotidiana.

Ma la cultura della prestazione non riguarda più soltanto il lavoro: coinvolge il corpo, le relazioni, la costruzione della propria immagine e il modo in cui desideriamo essere percepiti dagli altri. È dentro questa pressione sociale che il mercato delle sostanze trova un terreno fertile, proponendo risposte artificiali a bisogni reali: energia, sicurezza, resistenza, appartenenza, capacità di reggere ritmi sempre più elevati.

Da questa prospettiva si comprende come il fenomeno delle dipendenze non riguardi più soltanto i giovani o situazioni di marginalità, ma attraversi anche il mondo adulto. Questo rappresenta un nuovo paradigma: in Italia il consumo di sostanze stupefacenti interessa una quota significativa della popolazione adulta e dimostra che il problema non può essere letto esclusivamente come una questione generazionale.

 Secondo la Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze (2025, dati 2024), circa  circa 3,7 milioni di consumatori nell’ultimo anno sono di età compresa tra i 30 e i 65 anni e   600 mila di questi sono considerati consumatori abituali di cocaina: gran parte  loro  sono   genitori che vivono le stesse fragilità dei figli  Non si tratta di costruire un giudizio morale sulle persone che affrontano una dipendenza o una difficoltà. Ogni storia merita ascolto, comprensione e aiuto ma dobbiamo avere il coraggio di riconoscere una responsabilità educativa: un adulto che perde il controllo della propria vita rischia di perdere anche la capacità di essere un punto di riferimento per chi cresce accanto a lui. Non possiamo chiedere ai ragazzi consapevolezza, equilibrio e capacità di scelta se gli adulti per primi faticano a interrogarsi sui propri comportamenti. Una comunità non entra in crisi soltanto perché i giovani sono fragili, entra in crisi quando gli adulti smettono di svolgere il proprio compito.

L’analisi dei dati mostra una realtà difficile da ignorare: il mercato della droga non è un fenomeno marginale, né un problema confinato a determinati quartieri o a specifiche fasce sociali. È un sistema economico illegale capace di adattarsi ai cambiamenti sociali, sfruttare le nuove tecnologie, modificare le modalità di distribuzione e intercettare una domanda ampia e stabile.

Ma oltre alla dimensione criminale esiste una dimensione economica che rende il fenomeno ancora più rilevante. Il mercato delle sostanze stupefacenti rappresenta infatti uno dei principali settori dell’economia illegale. Secondo le stime dell’European Union Drugs Agency (EUDA), nella sola Unione europea il mercato della cannabis illegale vale almeno 11,4 miliardi di euro, mentre quello della cocaina supera i 10 miliardi di euro. In Italia, il valore complessivo del mercato delle droghe illegali è stato stimato in oltre 16 miliardi di euro.

Sono numeri che aiutano a comprendere la reale dimensione del fenomeno: non siamo di fronte soltanto a singoli episodi di spaccio, ma a un sistema economico strutturato, capace di generare profitti enormi e di alimentare il potere delle organizzazioni criminali.

Per comprendere la portata di queste cifre è sufficiente osservare che un mercato illegale da oltre 16 miliardi di euro l’anno avrebbe una dimensione economica paragonabile a quella di importanti gruppi industriali italiani. Un confronto che non vuole mettere sullo stesso piano realtà profondamente diverse, ma evidenziare quanto sia grande la capacità del narcotraffico di generare ricchezza fuori dai circuiti legali dell’economia.

Dietro questi numeri ci sono organizzazioni criminali, traffici internazionali e reti di distribuzione sempre più strutturate. Ma ci sono anche milioni di consumatori che, acquistando e utilizzando sostanze, alimentano consapevolmente o inconsapevolmente un’economia illegale che rappresenta una delle principali fonti di profitto della criminalità organizzata.

Questa considerazione porta a una domanda inevitabile: siamo davvero capaci di affrontare il fenomeno delle dipendenze nella sua complessità? Per molto tempo l’attenzione si è concentrata soprattutto sull’offerta: chi produce, chi importa, chi vende, chi controlla le piazze di spaccio. Tutti aspetti fondamentali, perché contrastare le organizzazioni criminali e interrompere i loro profitti rimane indispensabile. Ma ogni mercato, anche quello illegale, esiste perché incontra una domanda. Ed è proprio questa la parte più difficile da riconoscere. Il consumo di sostanze non appartiene a un solo territorio, a una sola generazione o a una specifica condizione sociale. Attraversa quartieri, professioni, livelli economici e ambienti culturali differenti. È presente nelle periferie, ma anche nei centri delle nostre città; riguarda adolescenti, adulti, lavoratori, professionisti e famiglie. Eppure continuiamo spesso a raccontare la droga come un problema degli altri. Un problema lontano. Un problema che riguarda sempre qualcun altro.

 

Marcello Colopi

Sono un sociologo e un ricercatore sociale, autore di teatro civile e sociale, scrittore e podcaster . Vivo e lavoro a Cerignola

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