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Una città che sceglie la dignità: Bisceglie contro sfruttamento e marginalità

La presentazione del progetto di inclusione diventa occasione per una presa di posizione netta contro caporalato, razzismo e lavoro povero.

Ieri sera ho partecipato a Bisceglie alla presentazione del progetto finanziato nell’ambito della Missione 5 “Inclusione e Coesione” del PNRR, destinato al superamento dei ghetti e delle situazioni di marginalità abitativa che riguardano i lavoratori migranti.Si tratta di un investimento superiore a 2,1 milioni di euro che porterà alla riqualificazione dell’ex Convento dei Cappuccini, destinato a diventare una vera e propria cittadella dell’accoglienza con 14 posti letto, spazi comuni, servizi essenziali e percorsi di integrazione sociale. Un intervento inserito dentro una strategia nazionale di contrasto allo sfruttamento lavorativo e al caporalato, che prova finalmente a spostare il tema dai margini dell’emergenza a quello delle politiche strutturali.

Giovanni Mininni. Segretario nazionale Flai CGIL

All’iniziativa sono intervenuti Giovanni Mininni, segretario nazionale della FLAI CGIL, la segretaria provinciale della Flai CGIL Dora Lacerenza,  Michele Valente, segretario generale CGIL BAT, Gianpietro Losapio, direttore generale di Nova Consorzio Nazionale per l’Innovazione Sociale, Francesco Paolicelli, insieme al sindaco Angelo Antonio Angarano e all’assessora alle Politiche Sociali Roberta Rigante e  Gianni Porcelli, vicepresidente di Confagricoltura Bari-BAT.  La presenza congiunta di istituzioni, sindacato, terzo settore e rappresentanze datoriali ha dato un segnale politico preciso: il superamento dei ghetti non è un tema marginale, ma una questione che riguarda direttamente il modello agricolo e sociale del territorio.

Non si può più continuare a raccontare l’agricoltura pugliese senza dire la verità fino in fondo. Una parte fondamentale della ricchezza che produciamo nasce dal lavoro di migliaia di lavoratrici e lavoratori stranieri che troppo spesso restano invisibili nei diritti ma indispensabili nei fatti. Questo non è un paradosso: è il risultato diretto di un sistema che ha tollerato per anni sfruttamento, ricatto e lavoro povero.

I ghetti non sono un incidente né una devianza ma sono una conseguenza strutturale di questo modello. Per questo non basta “gestirli”: bisogna smantellarli alla radice, colpendo il caporalato, garantendo trasporti, casa, diritti, salario dignitoso e condizioni di vita reali, non emergenziali.

Il progetto dell’ex Convento dei Cappuccini va letto dentro questa contraddizione. È un segnale importante, concreto, che prova a costruire un’alternativa reale alla marginalità abitativa.

In questo quadro il ruolo della FLAI CGIL resta decisivo. Così come quello della segretaria provinciale Dora Lacerenza, che da anni porta avanti una battaglia netta e scomoda contro lo sfruttamento, il caporalato e ogni forma di razzismo, dando voce a chi nel sistema produttivo continua a non averne.

Dora Lacerenza Segretaria provnciale Flai Bat

 C’è poi un passaggio, per me molto importante da sottolineare, che riguarda direttamente la città: Bisceglie ha attraversato mesi difficili, segnati da episodi di cronaca nera e da fatti di violenza che hanno scosso profondamente il tessuto sociale, alimentando un clima diffuso di insicurezza e smarrimento. Risse, aggressioni e tensioni urbane hanno finito per imporsi nella narrazione pubblica della città, rischiando di schiacciarla dentro una rappresentazione unilaterale fatta solo di paura e degrado. Sarebbe facile lasciarsi intrappolare in questa lettura e cedere alla sfiducia. Ma questo non è accaduto.

Sindaco di Bisceglie . Angeloantonio Angarano

Il sindaco e l’assessora, con questo progetto, hanno invece scelto di rompere questa deriva: hanno avuto il coraggio politico di rivendicare una narrazione diversa della propria comunità, una comunità che non si rassegna alla paura né all’idea di un declino inevitabile, ma che decide di affrontare i problemi alla radice, senza propaganda e senza rimozioni. Una comunità che risponde con scelte concrete, investendo su inclusione, accoglienza e dignità sociale come strumenti reali di contrasto alle disuguaglianze e alle fratture che attraversano il territorio.

Proprio per questo iniziative come quella di ieri assumono un valore ancora più forte: mostrano un’altra Bisceglie. Una città che non si arrende alla paura, che non si lascia definire solo dai fatti negativi, ma che prova a reagire con progettualità, con investimenti sociali, con scelte di inclusione. Una città che, nonostante tutto, conserva una capacità di generosità civile e di visione che non va sottovalutata.

È anche questo il punto politico: scegliere se restare dentro la narrazione della paura oppure costruire una narrazione della giustizia e della dignità. E Bisceglie, con questo progetto, ha fatto una scelta che va riconosciuta.

Perché la vera alternativa non è tra sicurezza e insicurezza, ma tra una società che accetta lo sfruttamento come normale e una società che decide di combatterlo davvero.

E questa, oggi, è una scelta profondamente politica.

Marcello Colopi

Sono un sociologo e un ricercatore sociale, autore di teatro civile e sociale, scrittore e podcaster . Vivo e lavoro a Cerignola

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