BLOGNews

Cerignola, la mafia non è finita. È cambiata. Parte prima

Perché ho deciso di raccontare il fenomeno mafioso cerignolano

Negli anni ho maturato una convinzione: ci sono territori che rischiano di perdere memoria di sé stessi non soltanto quando dimenticano i fatti, ma soprattutto quando smettono di interrogarsi sul loro significato.

La serie di articoli che inizio a pubblicare nasce da questa esigenza.

Questi testi sono una rielaborazione di alcuni capitoli del mio libro Controra – Storia di mafia, di droga e di carcere e rappresentano il tentativo di approfondire, in chiave storica e sociologica, l’evoluzione del fenomeno criminale cerignolano.

Gli articoli verranno pubblicati con cadenza quotidiana, uno al giorno, proprio per consentire una lettura graduale e una riflessione continua sui temi affrontati.

Non si tratta di un’inchiesta giudiziaria né di un lavoro investigativo. La riflessione che propongo nasce piuttosto da anni di osservazione del territorio, dall’ascolto di fonti formali e informali, dalla lettura di atti giudiziari e relazioni investigative, ma anche da racconti, esperienze e riflessioni maturate vivendo questa realtà.

Ho scelto di pubblicare questi articoli per una ragione profondamente civile: credo che una comunità possa crescere soltanto se riesce a guardare la propria storia senza rimuoverla, senza semplificarla e senza trasformarla in un tabù.

Per troppo tempo, in molti territori del Sud e in particolare Cerignola,  il fenomeno mafioso è stato raccontato solo attraverso due estremi:
da una parte il silenzio, dall’altra la spettacolarizzazione.

Spesso si è preferito non nominare le cose, quasi come se il problema potesse scomparire evitando di parlarne. Altre volte, invece, la narrazione criminale è stata consumata come cronaca violenta. a volte con una certa dose di cinismo e di una qualche opportunità personale,  senza mai interrogarsi davvero sulle trasformazioni profonde del fenomeno.

Eppure la mafia non è qualcosa di immobile. Cambia. Si trasforma. Si adatta.

La criminalità organizzata cerignolana degli anni Ottanta e Novanta era caratterizzata da guerre tra clan, omicidi, controllo violento del territorio e strutture gerarchiche molto rigide.

Oggi quella realtà appare profondamente diversa. La mafia contemporanea è meno visibile, più fluida, più economica e molto più difficile da leggere.

Accanto alla riduzione della violenza esplicita si è sviluppata una struttura criminale capace di:

  • organizzarsi in gruppi autonomi;
  • collaborare su più livelli operativi;
  • investire nell’economia legale;
  • costruire reti extraregionali;
  • ridurre la propria esposizione pubblica;
  • trasformare il potere criminale in potere economico e ” politico”

Per descrivere questa trasformazione utilizzerò  l’espressione “costellazione criminale”.

Non più un unico clan monolitico guidato da un capo assoluto, ma una rete di gruppi specializzati, interdipendenti e capaci di muoversi con logiche moderne e adattive.

Nel corso dei  dieci articoli che saranno pubblicati nei prossimi giorni proverò ad affrontare diversi aspetti: la nascita storica dei clan, le guerre di mafia, l’evoluzione organizzativa, gli assalti ai blindati, il narcotraffico, la leadership criminale, la socializzazione militare dei gruppi, il riciclaggio e il rapporto tra mafia ed economia. L’obiettivo non è offrire verità assolute. È piuttosto provare a costruire strumenti di comprensione; perché comprendere il fenomeno mafioso oggi significa anche comprendere le trasformazioni profonde della società, delle relazioni sociali e delle forme contemporanee del potere. E forse il primo passo per contrastare davvero certi fenomeni è proprio smettere di considerarli normali o inevitabili.

Marcello Colopi

Sono un sociologo e un ricercatore sociale, autore di teatro civile e sociale, scrittore e podcaster . Vivo e lavoro a Cerignola

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *